Alice in Musica

Il Natale e X-Factor.

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Lo capisco. La gente s’interessa. E’ che non ti vede mai, non ha chiaro che fai perché te sei quella un po’ sui generis che non ha il posto in azienda e quando torni per Natale chiedono. Non lo fanno per cattiveria, vogliono solo sapere che lavoro fai.

E’ giusto.

Faccio la musicista e l’insegnante di musica. Canto, suono e insegno.

E qua, pàffete, arriva l’eterna indomabile domanda:

perché non vai a X-Factor?

Siccome c’è una pletora di ragioni, ve le sciorino in un pratico elenco ché a me le liste piacciono perché paiono dare senso al caos che regna sovrano nel mondo. Eccaallà.

Punto 1) Perché ci sono stata. Ta-daan. Vi ho fregati, eh? Ebbene sì, con un trio di tanto tempo fa. Ci proposero di partecipare e noi, figlie del “le occasioni bussano alla porta una volta sola”, abbiamo pensato che male che andasse avremmo fatto un’esperienza curiosa da raccontare ai nipoti. Facemmo diversi turni di selezione, ci mandavano avanti perché non eravamo delle zucchine e cantavamo bene, ma avevamo la telegenità di tre bradipi e dunque a un certo punto ci chiesero cortesemente di metterci da parte. Non ne siamo uscite moralmente distrutte, devo dire.

Punto 2) Non possiedo la televisione da ormai 8 anni e comunque X-Factor non lo guardavo nemmanco prima. Cioè, ma che è?

Punto 3) Io spengo il cellulare per non farmi trovare ché mi viene l’ansia ad essere sempre reperibile e tu mi vuoi piazzare una telecamera addosso 24 ore su 24? Angoscia.

Punto 4) A me piace la casa, il focolare (metaforico), la mia stanza, le mie cose, le mie persone e di andarmi a piazzare nelle case di tutti gli italiani mi frega una grande cippa. Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia…

Ma così fai i soldi e raggiungi il successo!

– Qui, ne Le fantastiche avventure di Alice il romanzo fantasy che racconta la mia vita, succede che Alice si trasforma in una gigantesca mazza da baseball che colpisce casualmente intorno a sé finché gli astanti non si sono tutti dispersi nel deserto dei gorilla umanivori, ma per delicatezza passo direttamente al punto 5 tralasciando i paralleli fra realtà e narrativa. –

Punto 5) Se volevo fare i grandi soldi di sicuro non facevo musica.

5bis) Chiedi a Mozart.

5ter) L’arte non si vende e non si compra. Poi, per carità, dobbiamo tutti mangiare, ma quella non è arte.

Punto 6) Il successo. Ecco, sul successo io ho un conto in sospeso. Dice che è bello. Dice sì, poi tutti ti acclamano, ti stimano, ti applaudono. Ma perché, se una cosa piace a pochi vale di meno? Economicamente sì, è chiaro, ma esteticamente non mi pare. Metti Van Gogh che vendette in tutta la vita un solo quadro. Eh, non gli sarebbe piaciuto avere fama e successo? Forse magnava di più e moriva con tutte e due le orecchie, ma non so quanto avrebbe dipinto meglio. Ho conosciuto persone che nella loro vita hanno realizzato opere d’arte meravigliose che ho avuto il privilegio di vedere e ascoltare. Loro non saranno mai più artisti di quanto già non siano e le loro creazioni sono tanto più importanti perché necessitano di uno sforzo da parte dello spettatore che le deve cercare, trovare, desiderare. Il successo porta quattro gatti alla ribalta, ma nei nostri mondi ci sono centinaia di espressioni artistiche meravigliose, tutte da scoprire e da fare. Sogno un mondo in cui non esisteranno più spettatori, in cui tutti, ognuno a modo suo, avranno esperienza dell’arte e si sentiranno coinvolti in un processo creativo. Per questo insegno. Per questo amo John Cage, ma questa è un’altra storia.

Quindi X-Factor anche no. Ho dato.

 

Il fagotto e le carole

Fagotto, un anno dopo. Sono (vagamente) più intonata dell’anno scorso, copro tre ottave di estensione e i diesis e i bemolli mi fanno un baffo. E questo Natale mi ritrovo a suonare il repertorio più bello (di questa stagione): le carole natalizie! E daje de Deck the halls, daje de Adeste Fideles. Le. So. Tutte.

E’ nata una nuova tradizione. Natale non è Natale senza carole al fagotto!

Musica per Pilates

Yoga Position

Un’amica mi ha chiesto quale musica le consigliassi per esercitarsi con gli esercizi di pilates. La mia maestra-del-cuore, colei che mi tenne in palestra tre volte a settimana per un semestre (mai nessuno riuscì più nell’impresa dopo di lei) usava tanta musica di Einaudi o Yiruma, ma la mia mente deviata di musicista classica istintivamente ruota verso altri lidi. Siccome il pilates è una roba fichissima (vi fate un culo così -tondo, sodo e bello – letteralmente) e la musica aiuta a distrarsi dalla sensazione di avere un chiuaua arrabbiato che ti azzanna le chiappe (è la fatica, povero chiuaua, la fatica!), provvedo a condividere la musica con cui faccio io pilates a casa. Dice, ammazza! Fai pilates a casa? Me cojoni. No, sento la musica nella posizione del bambino (che per chi non lo sa è “te metti giù e dormi”) e quello è, però è fico.

Opzione 1) Questa mi ha fatto passare un’ora sana di esercizi mortali sulle gambe che potevo morì. Manco me ne sò accorta. Vabbè, ma Bach è Bach. Savall è Savall. Io sò io, che paio un koala appollaiato, ma va bene.

Opzione 2) un po’ aggressiva, capisco le remore, ma dà una bella spinta nei momenti duri. Ti ricordi della lotta fra il triceratopo e il t-rex di Fantasia della Disney e daje de addominali. Vincono loro. Tu, triceratopo, poi muori. Però intanto li fai.

Opzione 3) Bella energia, a tratti ti immagini di dover sconfiggere gli alieni con la posizione del primo guerriero e dai che la tieni altri 40 secondi. Mi pare chiaro che per me il pilates è una roba tosta da cui uscire con l’orgoglio di Rocky.

P.S. Poi dice, da dove hanno copiato la colonna sonora di Star Wars. Eh, da qua.

Opzione 4) siccome che stiamo a Natale passatemi l’opzione vintage natalizia. Poi il rischio è che io le cominci a cantare tutte, ma tanto quello succede comunque di questi tempi.

 

E buon PILATES a tutti! (Come lo smaltisci sennò il torrone?!)

Alla ricerca di anime affini

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Ho chiesto al mio Maestro se anche a lui gli uccellini gli si fermano sul davanzale ogni volta che suona.

Mi ha risposto che sì, perché cercano i propri simili.

Poi ha aggiunto: “Certo, ogni tanto vanno un po’ fuori tempo, allora gli do del cibo così almeno per qualche battuta sto tranquillo”.

Musica e colori

Note musicaliFrédéric Chopin, Nocturne in C # minor

Qualche giorno fa, parlando col regista con cui sto lavorando, è venuto fuori che per lui la nota “la” è rosa, e io sgranando gli occhi ho replicato: “Ma dai, anche per me!!!”. Sì, regà, la nota “la” è rosa. Così come la nota “do” è gialla e la nota “si bemolle” è blu. Ogni nota ha un suo colore. Non per tutti, eh. Per me.

(‘Sta cosa dice che è tipica dei sinestetici, che mescolano i cinque sensi, quindi cose come i numeri, le lettere e le note musicali hanno ognuna un colore caratteristico o potrebbero avere un odore, un suono e un sapore riconoscibile, tipo per me il “do” sa di parmigiano).

Fatto sta che oggi ci avevo un po’ di tempo e mi sono messa a pensare come sarebbero potuti essere rappresentati i brani musicali che sto suonando se li avessi messi su carta così come li vedo quando ascolto il piano, colorati. Questo è quello che è venuto fuori. Belli, no? (Sono solo gli incipit, eh, tutto il pezzo non ci entrava in una pagina)

César Franck, Prélude, Fugue et VariationMaurice Ravel, SonatineFranz Schubert, Sonata in A minorFrédéric Chopin, Nocturne in E minor

Il mistero del pezzo mancante, ovvero che brano sto studiando in questi giorni.

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Dopo avervi lasciato digerire la suspence per varie ore eccoci giunti al momento della verità: il pezzo mancante nel post di ieri, in cui vi raccontavo di come ci sono arrivata e di come ora sia divenuto un pilastro della mia esperienza musicale, vi verrà rivelato.

Il pezzo mancante era (rullo di tamburi)…

Preludio, Fuga e Variazione in si minore,

brano scritto dall’autore romantico belga César Franck per organo e poi trascritto per piano in varie versioni da lui stesso e da altri (questo significa che ci sono dei passaggi pianisticamente da incubo perché sull’organo hai notoriamente due mani e due piedi sulla pedaliera, mentre al piano hai due mani e stop, quindi vedi bene che è un bel casino). E’ strano, però, perché il brano è più bello per piano che non per organo, ma nel repertorio pianistico non se lo è storicamente filato quasi nessuno, proprio perché è una trascrizione, seppure dell’autore. Si sa, noi pianisti siamo gente orgogliosa: “No, se è per organo no, grazie. Al massimo se era per clavicembalo…”.

C’è questo pianista russo, Vladimir Viardo, che ne ha realizzato una bellissima incisione, piena di pianissimi, di colori, di ombre, di fraseggi studiati nei minimi dettagli. Sono dieci minuti di paradiso.

Mi piacerebbe dirvi che mò domani vi carico la mia incisione personale che è sicuro meglio di Viardo, ma nella realtà Viardo ovviamente me dà ‘na pista e io ancora ho bisogno di svariate settimane di studio per montare bene il pezzo, però chissà che a un certo punto non ne esca davvero una registrazione, e allora sarete i primi ad ascoltarla.

P.S. Se ci fossero pianisti interessati in ascolto, la trascrizione che suoniamo io e Viardo (oddio, che bello vedere “io” e “Viardo” scritti vicini vicini nella stessa frase!) è quella di Bauer che si trova anche qui aggratise. Enjoy.