casa

Musica per Pilates

Yoga Position

Un’amica mi ha chiesto quale musica le consigliassi per esercitarsi con gli esercizi di pilates. La mia maestra-del-cuore, colei che mi tenne in palestra tre volte a settimana per un semestre (mai nessuno riuscì più nell’impresa dopo di lei) usava tanta musica di Einaudi o Yiruma, ma la mia mente deviata di musicista classica istintivamente ruota verso altri lidi. Siccome il pilates è una roba fichissima (vi fate un culo così -tondo, sodo e bello – letteralmente) e la musica aiuta a distrarsi dalla sensazione di avere un chiuaua arrabbiato che ti azzanna le chiappe (è la fatica, povero chiuaua, la fatica!), provvedo a condividere la musica con cui faccio io pilates a casa. Dice, ammazza! Fai pilates a casa? Me cojoni. No, sento la musica nella posizione del bambino (che per chi non lo sa è “te metti giù e dormi”) e quello è, però è fico.

Opzione 1) Questa mi ha fatto passare un’ora sana di esercizi mortali sulle gambe che potevo morì. Manco me ne sò accorta. Vabbè, ma Bach è Bach. Savall è Savall. Io sò io, che paio un koala appollaiato, ma va bene.

Opzione 2) un po’ aggressiva, capisco le remore, ma dà una bella spinta nei momenti duri. Ti ricordi della lotta fra il triceratopo e il t-rex di Fantasia della Disney e daje de addominali. Vincono loro. Tu, triceratopo, poi muori. Però intanto li fai.

Opzione 3) Bella energia, a tratti ti immagini di dover sconfiggere gli alieni con la posizione del primo guerriero e dai che la tieni altri 40 secondi. Mi pare chiaro che per me il pilates è una roba tosta da cui uscire con l’orgoglio di Rocky.

P.S. Poi dice, da dove hanno copiato la colonna sonora di Star Wars. Eh, da qua.

Opzione 4) siccome che stiamo a Natale passatemi l’opzione vintage natalizia. Poi il rischio è che io le cominci a cantare tutte, ma tanto quello succede comunque di questi tempi.

 

E buon PILATES a tutti! (Come lo smaltisci sennò il torrone?!)

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Bagafaga, i lavori di casa e come avere sempre ragione

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Stamattina, ore 8.30, in una tranquilla villetta a schiera di Cardiff:

Bagafaga si mette la camicia, fatica un po’ a trovare la giusta piega del risvolto dei bottoni, alza la testa, mi guarda e dice: Ma stirare?

Io: Ti ricordo che io porto i bambini al nuoto tutti i mercoledì pomeriggio.

Bagafaga: Mmmh, dici che una lezione di nuoto a settimana vale tutte le mie camicie stirate? Oh, ci si mette un sacco di tempo.

Io: E la lezione di danza? Uno a nuoto e una a danza tutte le settimane. Io una sola sono, che vogliamo fare?

Bagafaga: Ma il risvolto dei bottoni si gira…

Io: Questa casa non è un albergo! Devo fare tutto io??

Bagafaga: Eccèrto, ma se non c’ero io che chiamavo il tecnico stavamo ancora con la lavastoviglie rotta!

Io: E gli orli a tutti i pantaloni chi te li ha cuciti??

Bagafaga, alla luce del fatto che chiaramente avevo ragione io e che non abbiamo né figli né lavastoviglie e che gli orli glieli fa a macchina la domestica dei suoi genitori: Non capisco come faccia tu a vincere persino nelle discussioni immaginarie…

Io: Eh, ci vuole talento e io ho fatto l’accademia.

Nessun posto è bello come casa tua.

Guida creativa di piazza Bologna

CASA

Quando si cambia casa ci si sente spaesati. Un po’ è complicato fare un trasloco( non sai più dove hai messo il maglioncino giallo che ti piace tanto il quale ovviamente se ne sta placido in fondo all’ultimo scatolone che mai nella vita ti verrà in mente di aprire, devi fare la spesa ma vai nel primo supermercato che vedi perché mica puoi metterti a fare sei ore di giro esplorativo della zona: fra cinque minuti deve passare l’idraulico per sistemare il lavandino e tu una cosa la dovrai pur mangiare) e un po’ è difficile che in un posto nuovo, anche se scelto con cura, ci si senta immediatamente a casa.

Casa è quella sensazione di familiarità per cui non devi stare più attento, non ti devi concentrare, casa è quando conosci ogni palmo del luogo dove vivi, ogni onda del parquet, ogni angolo di scaffale, ogni crepa e ogni segreto, è quando per la strada riconosci le persone, il panettiere ti chiama per nome e se devi comprare una cosa sai benissimo da chi devi andare. Spesso per raggiungere questo livello di familiarità ci si impiegano anni. Tante delle cose che si conoscono del posto in cui si abita le apprendiamo tramite passaparola in giro. L’amico dell’amico dello zio del bidello della scuola del figlio del panettiere mi ha detto che…

TUTTO E’ INIZIATO COSI’

Io e Francesca siamo di Piazza Bologna. Ci siamo nate e cresciute, siamo andate a scuola alla Fratelli Bandiera e abbiamo comprato la pizza da Gentilini, ci siamo arrampicate sui tronchi di Villa Torlonia e quando c’è un film decente andiamo al cinema al Pidocchietto (il mercoledì a 3 euro, che costa meno). Ovviamente non ci abbiamo mai fatto troppo caso, perché piazza Bologna era casa nostra e la conoscevamo.

Francesca ci ha il ragazzo di Prati (sì, lo so, so’ problemi) e lui di piazza Bologna conosce poco e niente. Quanto mi piacerebbe regalargli una guida del quartiere!, mi dice Francesca qualche mese fa, così potrebbe esplorare i lotti (e portarmi nei ristoranti buoni a cena!), però non esiste una guida di Piazza Bologna! Manco ha fatto in tempo a dire ‘sta frase che ci stavamo già guardando dritte dritte negli occhi con quella fiamma nello sguardo che prelude alle idee folli e geniali che sconvolgeranno il mondo (quella che ha brillato negli occhi di Newton dopo che la mela gli era caduta in testa, per capirci): E PERCHE’ ‘STA GUIDA NON LA SCRIVIAMO NOI?

LA GUIDA CREATIVA DI PIAZZA BOLOGNA

Rega’, è bellissima. Parla della storia del quartiere, delle cose da vedere (non avete idea di quante ce ne sono: ce n’è da riempirci un weekend turistico intero. Ci potrebbero venire i giapponesi a piazza Bologna e varrebbe il viaggio), delle cose da fare (sia per adulti che per bambini), parla di dove andare a comprare il pane, dove assaggiare la baklava, dove prendere il caffè più buono e quando comprare il pane al cioccolato caldo.

E’ una guida per chi arriva e non sa (i fuorisede dell’università ad esempio) e ha bisogno di una mano ad orientarsi (niente panico: è una guida provvista di cartine!) per capire dove andare, di chi chiedere, come muoversi per avere la vita più semplice.

E’ una guida per chi ci vive e vuole conoscere qualche novità, per guardare ciò che è sempre stato davanti al suo naso con nuovi occhi.

Da quando abbiamo cominciato a lavorarci ci siamo imbattute in tanti progetti e iniziative di cui non conoscevamo l’esistenza, tante piccole realtà portate avanti con entusiasmo dai singoli, non pubblicizzate su internet e vive solo grazie al passaparola. La nostra guida vuole essere un passaparola scritto che dia luce proprio al meno visibile, al meno conosciuto, al lato “segreto” del nostro quartiere.

Bagafaga dice che leggendo le bozze vien voglia di andarci, a Piazza Bologna. Che questa guida possa interessare anche dei turisti?

NOI

Francesca si è fatta il giro passin passino di tutto il quartiere per verificare ogni caffè di ogni bar, ogni forno, ogni ferramenta, ogni fioraio e sta stilando le liste per le cartine (avete idea di che lavoro ci sia dietro una sola cartina di una guida? Noi ora lo sappiamo benissimo. Santa Lonely Planet). Io scrivo, disegno e impagino. Ci scriviamo una decina di email al giorno riflettendo sulle nostre graduatorie, mettendo in ordine i dati, facendo il punto della situazione. Ecco a cosa sto lavorando giorno e notte, senza requie. Non riusciamo più a camminare per strada senza pensare “Mmmh…quel negozio vende le cipolle di Tropea! Ma saranno migliori o peggiori di quelle di Castroni? Mmmh..”.

LA GUIDA CREATIVA DI PIAZZA BOLOGNA ESCE A SETTEMBRE!!! (Le bozze vanno consegnate fra due settimane. Agh)

Gli svedesi stanno proprio avanti

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Una delle cose più belle del periodo estivo è che arrivano le nuove collezioni da Ikea, accompagnate da grande gaudio e giubilo (battiti di mani incontrollati e grida di bravo, bene, bis)! Io da ikea a ‘sto giro non pianifico di comprare niente visto che sto risparmiando, perché uno) la sterlina è fortissima rispetto all’euro e vi ricordo che qua si pagano anche le foglie di prezzemolo, e due) non abbiamo ancora deciso dove ci porterà il cuore in vacanza, ma dovunque sia un aereo toccherà prenderlo e, com’è noto, gli insegnanti che lavorano a cottimo (io) non hanno le ferie pagate. Però guardare il sito è indolore e non costa nulla. C’è caso che dai e dai alla fine non resisto e compro online un cuscino con un istrice che suona il piano (c’è. Esiste. Grazie, Ikea), ma fino ad allora mi godo lo screen shopping (oddio, che cosa infame l’era moderna).

Fra le prime cose che mi saltano all’occhio quando entro in un negozio (qualunque negozio, anche dal parrucchiere) è di che livello è il reparto cartoleria (non ci credete? Non avete mai fatto caso ai biglietti da visita del parrucchiere o alla qualità del suo poster dello shampoo? Tsk, matricole..). Ikea stavolta si è superata. Quel quaderno turchese col bassotto mi ha rubato il cuore. E le targhette vintage, il notes magnetico a fumetto, il quadernino a pois e le graffette col punto interrogativo per studenti col dubbio, dico, ne vogliamo parlare??

Bloc-notes magnetico giallo – € 1,50; Quaderno blu – € 1,99;

Targhette per regali – € 0,99 dieci pezzi; Quaderno bianco a pallini – € 0,75; Graffette – € 1,99 venti pezzi.

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Bagafaga mi ha regalato un paio di anni fa degli stickeroni da muro. Ho un lampione, un idrante e un cartello stradale con tante frecce che puntano verso le stanze della casa (così se ti perdi sai come ritrovare la strada per il bagno). Quelli di Ikea giurano di essere NON permanenti, ma visto che obiettivamente il costo è bassissimo direi che o proprio non hanno colla (tipo che un tubetto di pritt dal cinese costa di più di tutto lo sticker…) oppure una volta attaccati non li togli manco col vapore di pentole su pentole di germogli di soia e per toglierli ci devi dare sopra lo stucco. Una delle due. Però ora continuerò a immaginare il muro a macchie colorate e a sospirare.

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Ultimamente Ikea si è evoluta e ha tirato fuori dei design meravigliosi. Il sostegno di quello specchio celeste è qualcosa che posso solo iniziare a descrivere prima di scoppiare in lacrime per la commozione. Certo, occorre avere una toletta dove mettere lo specchio, sennò che te ne fai? Domanda: chi, in questa vita, ha più una toletta? Forse Kate Middleton. Ecco, LEI potrebbe comprare questo bellissimo specchio. La lampadina col collo snodato e la pinza per attaccarla dove vuoi non è una novità, ma arancione non l’avevo mai vista. Io ce l’ho bianca ed è una figata. Un po’ luce da led, ma che volevi: un’abat-jour? E in questa vita chi ha più ecc ecc. In ultimo c’è quella lampada da terra con annesso tavolino che mi strappa il cuore dal petto. Vedete quelle righe arancioni? Sono elastici. E ho detto tutto. Certo per comprarla bisognerebbe avere un sacco di spazio. Non succederà (anche perché costa un sacco, tipo settanta euri, cioè, stai fori), però bella è bella, eh.

Specchio – € 12; Tavolino con illuminazione – € 69,90; Faretto a led con morsetto – € 8,99

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Persino qui in Galles con l’arrivo della primavera i supermercati si sono riempiti di articoli per il giardinaggio. Io ho fatto morire pure le piante finte, per cui l’innaffiatoio, amore mio, non è nella mia lista di priorità (o forse era proprio perché non le innaffiavo che morivano? Mmmh…), ma la lampada a pera che si ricarica ad energia solare starebbe benissimo nel mio terrazzo. Se io avessi un terrazzo. DAMN IT!

Annaffiatoio – € 0,99 (capito?); Lampada da terra led a energia solare – € 14,99

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Per la cucina due articoli vecchi e uno nuovo: il runner da tavola coi cerchi (è BELLISSIMO dovunque tu lo metta, guarda qui!), le buste con la chiusura ermetica (manco Cuki le fa! Esistono solo da Ikea, eppure sono un oggetto così fondamentale) e gli infusori che si reggono sulla tazza. Sì, capisco, a voi che vivete nel Mondo del Sole ve pare una follia farsi il tè di questa stagione, ma no, in Galles ciò rientra nella normalità, un po’ perché il tè in Gran Bretagna è un’istituzione, un po’ perché obiettivamente fa freddo.

Runner – € 6,99; Buste a chiusura ermetica per alimenti – € 2,99 cinquanta pezzi; Infusore – € 2,75 due pezzi

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Che poi io da Ikea ci vado solo per rivedere il mio oggetto preferito della vita, che regalerò a tutti i bambini della famiglia perché obiettivamente è insuperabile, ovvero l’alce a dondolo. Se lo facessero in dimensione adulti manderei a ramengo tutti i progetti di risparmio e lo comprerei su due piedi. Ikea, mo’ te l’ho detto. Vedi che devi fa’.

Pulire i fornelli con Bagafaga: come le mattine in Galles si dimostrano sempre interessanti. (E questo titolo lo ha inventato lui)

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Stamattina mi sono alzata che mi pareva mi avessero nel sonno staccato tutti gli arti e io dovessi andare fra le coperte a cercarli uno per uno a riattaccarli con lo sputo. Bagafaga invece era già in piedi e mi aspettava al varco.

“Buon giorno, Doodle-lee-doo!” mi dice con voce suadente dalla cucina “vieni?”. Io vado. Non dico che mi aspettassi il caffè, perché di solito lo metto su io, ma di sicuro non mi aspettavo di trovarlo con lo strofinaccio in mano e la schiuma dello sgrassatore che gli era arrivata fin sopra i capelli. “Ho deciso di pulire i fornelli” mi informa, “erano un po’ sporchi”.

Senza caffè a pulire i fornelli, vita ingrata, ma non pulirli fuori come fanno tutti i normali possessori di cucine a gas, bensì dentro, sotto, negli anfratti, nei buchi, in mezzo, scavando, smucinando, che alla fine ovviamente i fornelli erano tutti bagnati di residui di acqua e sapone e non si accendevano più. “Fonali” dice Bagafaga.

Vi posso assicurare che asciugare i fornelli con l’asciugacapelli di prima mattina con la dedizione di una situazione di vita o di morte (ao’, io il caffè me lo dovevo fa’) è stato fra i momenti più divertenti della nostra convivenza in Galles. Comunque devo trovare un modo di distrarre Bagafaga quando si sveglia, tipo fargli trovare un elefante nello sgabuzzino o una colonia di rane nella vasca da bagno. O svegliarmi io per prima e farmi il caffè prima che le pulizie di Pasqua di ottobre incomincino.

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