dicembre

Il candelario dell’avvento

candelario-dellavvento

L’anno scorso il nostro avvento era stato scandito dai poeti gallesi. Quest’anno non sono stata minimamente altrettanto organizzata, ma per fortuna ci è corsa in aiuto la nostra amica finlandese Peikko che ci ha regalato un cendelario dell’avvento. Lo spostamento della “n” non è peregrino perché, come vedete dalla foto, di candela si tratta: deve bruciare un pezzetto al giorno per ventiquattro giorni fino a Natale.

All’inizio pensavamo di dover stare attenti che non bruciasse troppo (compremettendo il candelario dei giorni successivi), ma è successo tutto il contrario: la candela è lenta lenta e per far bruciare tutta una striscia di colore devi stare seduto per un bel po’. Così Bagafaga ed io a cena ci prendiamo un sacco di tempo, chiacchieriamo, ci riposiamo sul divano, scherziamo e il tempo – che bello – per una volta non passa mai, passa poco alla volta, perché è tempo prezioso. Quando il candelario ha finito il suo pezzetto è quasi penoso spegnerlo. Dobbiamo alzarci? Lasciare le coccole sul divano per fare qualcosa d’importante?

Stiamo ancora un momento qui insieme.

Annunci

Cazzo di tonnellate di fatine a teatro!

shoot_gettreasure_repeat_1.1

Dicembre, come uomini più saggi di me hanno segnalato ai posteri, non è un mese riposante per gli artisti. Se sei un musicista tipicamente suoni alle messe di tutte le festività natalizie, ci hai i saggi degli allievi (daje de Canone de Pachelbel) e te fai pure la veglia alla messa cantata, perché aò, butta via.

Quest’anno qui in Galles oltre a tutto questo c’è un altra occasione che mi tiene impegnata e concentrata. Nasce oggi una nuova compagnia teatrale a Cardiff, nella quale sono stata così fortunata da entrare, dal poetico e per nulla volgare nome di Fucktons of Fairies (letteralmente le Cazzo di Tonnellate di Fatine). Il nome rappresenta l’intento programmatico della compagnia che vuole portare in scena un teatro vero, nudo e crudo, con un fracco di ironia dentro, così non usciamo tutti depressi (o forse sì, ma almeno abbiamo riso qua e là).

Stavolta mettiamo in scena estratti dal ciclo di corti teatrali Shoot / Get treasure / Repeat di Mark Ravenhill (Spara / Agguanta il tesoro / Ripeti).Li scrisse qualche anno per mostrare in pillole le reazioni del mondo occidentale alla guerra in Afghanistan, il ruolo dei media, il perbenismo borghese, l’orgoglio di portare pace e bene in luoghi lontani di cui non si conosce affatto l’assetto culturale. Cose che noi tutti conosciamo, insomma.

In Italia tutte le mie amiche m’hanno preso in giro perché il mio ruolo è quello della “morta di fame”, ma tipo davvero che non tocca cibo per settimane. Le mie amiche su skype mi squadrano, guardano bene le mie ciccette e poi ridendo dicono “Ma vaaaaaaa!!! Seee, la morta de fame!!! Proprio tu!”. Sì, io, perché qua c’è uno standard di magrezza molto diverso, va bene?? Io paro un fantasmino (lasciamo stare che poi al mare in Romagna mi nascondevo freneticamente dietro al telo da mare perché non si può competere in nessun modo sulle passerelle da spiaggia italiane dopo aver vissuto nel paese del cibo surgelato).

E’ uno spettacolo fichissimo. Un’ora intensa di ironia, humor nero, grottesco e grandi verità della vita. A questo punto hai due possibilità:

  1. Ti compri il libro di Mark Ravenhill, perché merita. E’ proprio interessante e bello bello bello.
  2. Pigli armi, bagagli, moglie, pesce rosso e canarino, e vieni a vederti ‘sto gran pezzo di teatro dal vivo a Cardiff.

In più tutto il ricavato andrà in beneficenza all’UNHCR. Voglio dì, che vuoi di più?