italiano

Cose di Cardiff

0r1ci4rb9ju-mark-solarski

Tornando da Roma a Cardiff (da casa a casa, per intenderci) il cambiamento è talmente repentino da causarmi un certo sconcerto. Noto cose.

Tipo che i barbieri di Cardiff sono tutti italiani e hanno nomi ameni tipo Frankie’s (che in realtà si chiama Francesco e viene da Caltanissetta), Capello o Riccio Capriccio. Sono davvero tutti italiani. O coreani, ma in quel caso offrono solo due tagli: caschetto mezzo rasato stile Lego alla Kim Jong un o ciuffo quadrato tipo Lego Boy Band.

Bagafaga va da Frankie’s. Col capello Lego non so se gli aprirei.

Vojo di’…

kim-jong-un-2016cute-korean-hairstyle-for-guys

Il romanticismo nascosto dei verbi

photo-1456315138460-858d1089ddba

Si srotolava sotto ai miei occhi, sotto mentite spoglie, una storia d’amore. Nei baci Perugina, direte voi. Nel volumetto rilegato dei sonetti di Shakespeare? Nell’integrale delle poesie di Neruda? Nelle immortali pagine di L’amore ai tempi del colera?, chiederete col fiato corto per l’impazienza. No, risponderò io allora, nella Grammatica della Lingua Italiana.

Stavo studiandomi la lezione sui verbi riflessivi, da spiegare all’allieva la settimana prossima, lavarsi (lavare sé stessi), pettinarsi (pettinare sé stessi), quando ho raggiunto la categoria grammaticale dei Verbi Reciproci. I verbi reciproci sono (e cito) una sottoclasse di verbi riflessivi che esprime un’azione scambievole o reciproca fra almeno due persone, A e B. E in quel momento ho capito:

Te puoi pure lavà da solo, ma per abbracciarsi occorre essere in due.

(Sennò fai quella cosa allucinante che te metti in un angolo guardando il muro, incroci le braccia, te metti le mani sulla schiena e fai la pomiciata finta che è uno dei retaggi degli anni novanta che spero la psicoanalisi mi aiuti un giorno a dimenticare).

Dopo la definizione c’era un lunga lista che vi riporto integralmente qui sotto. C’è dentro una vita intera, piena di alti e bassi, gioie e dolori, e tanta tanta tanta verità. I Verbi Reciproci raccontano una spietata storia d’amore. (Cioè, Shakespeare alla Grammatica Italiana je fa un baffo)

LA POESIA DEI VERBI RECIPROCI:

Incontrarsi
Conoscersi
Salutarsi
Parlarsi
Raccontarsi
Scriversi
Telefonarsi
Vedersi
Amarsi
Aiutarsi
Sostenersi
Sposarsi
Abbracciarsi
Baciarsi
Coccolarsi
Odiarsi
Lasciarsi
Separarsi

Perdonarsi?

FINE

 

L’importanza dell’ascolto e le lezioni d’italiano

autunno

Durante una delle mie lezioni d’italiano un signore mi ha chiesto se il verbo sentire volesse dire sia to hear che to feel e io gli ho risposto che sì, era proprio così: vuol dire sia ascoltare che percepire un modo di essere, un’emozione. “Che strano…” fa lui mentre io comincio a pensarci su.

“Sono certa che non sia l’etimologia” dico, “ma pensa che bello: sentire vuol dire ascoltare. Così quando tu dici Mi sento bene o Mi sento male in realtà stai dicendo Io ascolto me stesso e riconosco come sto“.

L’importanza dell’ascolto di sé e la bellezza di questa espressione della lingua italiana mi hanno investita talmente violentemente che sono rimasta un po’ ebete e stordita per il resto della lezione.

 

Insegnare italiano in Galles: plumbeo.

photo-1446805527736-3d1bc6feda51

Faccio lezione d’italiano a due bambine. Sono sorelle e figlie d’italiani, per cui conoscono la lingua perché l’ascoltano e la parlano a casa, ma non avendo mai studiato su libri di scuola italiani fanno lezione per aggiustare un po’ di grammatica, ortografia e ampliare il loro vocabolario.

In un testo l’altro giorno trovano una parola che ancora non conoscono.

“Alice, che vuol dire plumbeo?”

“E’ un aggettivo che viene da piombo e descrive una cosa fatta di piombo o che ha, appunto, le stesse caratteristiche del piombo. Il piombo com’è?”

“Grigio!”, “Pesante!”

“Ecco, brave: una cosa plumbea è una cosa grigia e pesante come il piombo!”

“Quindi, Alice, si può dire che il cielo è plumbeo? Perché il cielo qui è grigio e pesante…”

____

La vera domanda a questo punto è: ma adesso io terso come glielo spiego?